La marijuana “uccide” la proteina che scatena l’Alzheimer

Posted 26th aprile 2018

La marijuana “uccide” la proteina che scatena l’Alzheimer

I malati di Alzheimer solo in Italia sono oltre i 600.000 e a causa dell’invecchiamento della popolazione il loro numero è destinato a crescere. C’è quindi, la necessità di scoprire cure per combattere questa patologia.

Nel nostro Paese la spesa per l’assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui 8 sono a carico delle famiglie.

Un nuovo studio del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla in California rivela che potrebbe essere nella marijuana la chiave della cura di questa malattia che secondo l’Oms triplicherà il numero delle persone colpite entro il 2050.
Il THC, il delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio attivo della marijuana che se inalato o ingerito può causare euforia, rilassamento, percezione spazio-temporale alterata, ma anche alterazioni uditive, olfattive e visive, ansia, disorientamento, stanchezza, e stimolazione dell’appetito. Insomma gli effetti tipici provati da chi fa uso di cannabinoidi. Il THC, però, secondo lo studio riduce i livelli di una proteina, la beta amiloide, che è all’origine proprio dell’Alzheimer. Questa proteina, infatti, inizia il suo processo distruttivo aggregandosi in ammassi che alterano le comunicazioni tra le sinapsi nel cervello dei soggetti affetti da Alzheimer molto prima di formare le caratteristiche placche.
La ricerca, pubblicata sul journal Aging and Mechanisms of Disease, rivela come il THC impedisca l’azione di questa proteina nelle cellule nervose. Prevenire l’accumulo di beta amiloide nel cervello è quindi un modo efficace di attaccare l’Alzheimer.
I ricercatori hanno spiegato che le cellule nervose contengono recettori che sono attivati da alcune molecole che si chiamano endocannabinoidi. Questi lipidi sono prodotti naturalmente dalle cellule nervose e aiutano la “comunicazione” tra le stesse cellule. Il THC contenuto nella marijuana è del tutto simile agli endocannabinoidi e attivano gli stessi recettori, riuscendo a proteggere le cellule nervose.