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Filiera della cannabis, il nuovo business andrà in fumo?

È agricoltura, sostengono i coltivatori della filiera della cannabis, certo è che non si tratta di magia o altre stregonerie. Piantano un seme, lo accudiscono e fanno crescere una pianta innocua, anzi miracolosa per i suoi molteplici effetti e implicazioni collaterali. Diciamo che in questo momento storico la canapa sta o stava … (vedremo cosa succede), realizzando un piccolo miracolo economico, offrendo una possibilità di lavoro a molte persone. Per lo più giovani, ma anche molti agricoltori convertiti che hanno visto nella canapa un modo per vedere riconosciuto al meglio il loro lavoro. Se pensiamo che le grandi compagnie dalla GDO pagano per i pomodori agli agricoltori una decina di centesimi il chilo … Capite che la “canna” a ragion veduta è molto più interessante a parità di impegno e fatica!

Tutto questo per dire che la situazione è un diciamo un po’ a cazzo. Che in Italia, come al solito si è venuta a creare sta facendo il solito casino e danni, mettendo in crisi la filiera della cannabis. L’attuale situazione è che sia i coltivatori come anche i proprietari dei coffee shop stanno un po’ con il culo stretto, perché non sanno cosa devono fare. E questo pensate dopo aver investito soldi e diciamolo pure infrangendo le speranze di molti di crearsi un reddito che altresì lo Stato non riesce a garantire! Altro che reddito di cittadinanza, qui stiamo parlando di alcune decine di addetti ai lavori che contribuiscono a dare altrettanto lavoro con l’indotto!

Un business che raddoppia ogni anno scomparirà?

È questo il succo della storia, lo Stato vuole davvero cancellare un business che genera posti di lavoro, introiti del 22% di Iva più tasse, oltre a nutrire speranze a molti? Possibile che ci siano ancora queste deficienze mentali da vietare l’uso della cannabis per altro dalle proprietà con THC allo 0,5%. Chi vuole questo è decisamente insano di mente, senza considerare poi l’ambito curativo della marijuana, orami accettato e raccomandato da molto medici. Insomma, un bel casino per migliaia di italiani che qualche anno fa avevano visto nella cannabis l’opportunità di lavoro e soprattutto di futuro.

Tante dinamiche che si intrecciano tra loro e che in buona sostanza volgono verso un miglioramento della società. È sì, perché farsi le “canne” in modo legale e se vogliamo controllato dallo Stato, ha un impatto importante anche sullo spaccio. Colpisce duramente anche la criminalità che ruota intorno alla proibizione della cannabis, che notoriamente non versa Iva e non paga le tasse. Anzi, con i proventi illeciti si creano altre dinamiche di illegalità contigua, tutto questo viene meno pensate con la canapa innocente con solo lo 0,5% di THC! Ovviamente non vedere tutto questo vuol dire cecità culturale o malafede, il che fa pensare anche molto male sulle reali motivazioni! Ma pensiamo positivo perché implicazioni istituzionali che vietano per favorire il “giro” illegale della marijuana fa venire i brividi, meglio non pensarci.

Perché sostenere la filiera della cannabis

Prima di tutto perché sarebbe un sacrosanto principio di libertà, poi perché non c’è nulla di pericoloso nella canapa sostanzialmente priva dei principi attivi. Ora essenze, profumi, aromi, olio da cucina, farine ecc. Possono mai essere un problema di salute e ordine pubblico? Insomma, stiamo parlando sostanzialmente di prodotti naturali, il più delle volte prodotti da agricoltura bio e super controllata. Vogliamo vedere quanta chimica contengono gli equivalenti prodotti offerti dalla filiera tradizionale? A questo punto resta davvero difficile e complicato capire tutto il casino che si sta generando intorno alla filiera della cannabis. Siamo poi immersi in bel paradosso, perché quelle attività legate alla commercializzazione della canapa, che oggi sono sotto la lente, sono state autorizzate della Stato.

Se oggi diventano illegali, di fatto lo Stato ha per primo violato la “legge” in questione, in quanto a suo tempo ne aveva autorizzato la vendita e commercializzazione. Il solito giro di vite dantesco negli inferi di un paese che fatica sempre più a trovare un minimo di normalità, di pace e rinascita anche culturale. E per tutti questi motivi, una mente funzionante fa fatica a capire sto casino del tutto immotivato se non dalla assoluta ignoranza di chi ne conduce una battaglia senza senso. Nelle prossime settimane ci dovrebbero essere ulteriori novità sulla via che questa storia dovrà prendere, ovviamente ci auguriamo in una presa di coscienza! Nel frattempo, i coltivatori sono fermi, i coffee shop idem e migliaia di persone hanno il timore di perdere il lavoro o impresa, vi pare un paese normale?

Le istituzioni devono supportare non vietare

Una volta appurato che il livello del principio attivo della canapa è in percentuale ridotta e innocua, non c’è ragione per sanzioni, divieti o strette sul prodotto. La filiera della cannabis è controllata alla fonte, direttamente nelle coltivazioni fino al banco di vendita del coffee shop. Le possibilità di andare “fuori legge” sono praticamente inesistenti, anzi, per essere esatti, il business nel suo insieme contribuisce largamente alla legalità. Quella legalità che si manifesta anche con il contrasto al sottobosco dello spaccio ai minori, vera piaga della marijuana illegale. La fascia debole che può essere facilmente manipolata e indotta verso altre sostanze, ovviamente per l’interesse di spaccia!

Con la filiera della cannabis e la distribuzione legale del prodotto, ovviamente regolata dalla Stato, tutto il traffico svanisce come neve al sole. Ed è sicuramente più comodo e socialmente accettabile andare in coffee shop, piuttosto che nei giardinetti dal pusher che smercia senza alcuna regola! Stiamo creando un mondo senza tutto lo schifo che abbiamo visto e conosciamo, perché tanta smania di tornare indietro non si capisce proprio, non ha senso tutto questo.

Intanto i produttori di canapa light stanno davvero con il fiato sospeso e non sanno che quale morte devono morire, di certo non è una condizione di paese sviluppato e civile. Chi legifera dovrebbe ogni tanto fare uno sforzo empatico e mettersi nei panni di coloro che hanno fatto sacrifici e investito fino all’ultimo centesimo per crearsi un’opportunità di lavoro. Tutto questo purtroppo, è di difficile comprensione per quelle “menti” che siedono negli scranni del Parlamento … e ogni speranza potrebbe davvero andare in fumo!!