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Cerchiamo di fare chiarezza su un argomento alquanto controverso: quali e quanti tipi di cannabis ci sono.
Senza addentrarci in tecnicismi troppo aulici, possiamo dire che esistono 2 scuole di pensiero principali:

  1. la prima scuola, sostiene che la cannabis sia di un unico tipo all’origine, ma che vari la sua composizione in base principalmente ai fattori legati al territorio in cui cresce: parliamo quindi della composizione del suolo, del clima di cui la regione dispone e delle temperature a cui la pianta viene esposta. Queste differenze sarebbero quindi responsabili dei diversi tipi di cannabis esistenti sul mercato
  2. la seconda scuola invece, è solita distinguere i tipi di cannabis in 3 macrocategorie, ciascuna con caratteristiche ben distinte sia dal punto di vista genetico, che dal punto di vista degli effetti della pianta (so che questa parte è quella che vi interessa maggiormente 😉)

Andiamo a vedere quindi quali sono queste 3 categorie nel dettaglio:

  1. CANNABIS INDICA: tra i tipi di marijuana presenti sul mercato, la cannabis indica è sicuramente una delle più potenti. I livelli di THC di questa pianta infatti, in base al metodo di coltivazione utilizzato, possono raggiungere percentuali anche intorno al 25%. Le piante che generano questo tipo di cannabis sono molto resistenti anche a temperature rigide, non a caso vengono coltivate principalmente in Nepal, ma anche in India e in paesi aridi come l’Afghanistan. L’effetto di questa pianta è principalmente rilassante: l’uso di questo tipo di marijuana è consigliato nelle ore notturne, per favorire il sonno ed aiutare a calmare lo stress dovuto ad un’intensa giornata di lavoro. Le piante di questo tipo sono ottime anche per essere coltivate indoor, proprio per la loro dimensione ridotta e i loro tempi di fioritura, nettamente più brevi rispetto a quelli di altre varietà.
  2. CANNABIS SATIVA: le varietà di questa pianta si sviluppano in ambienti con climi tropicali, caratterizzati quindi da umidità e rovesci frequenti. La pianta della cannabis sativa raggiunge dimensioni molto estese, spaziando tra 1,5 metri di altezza fino ad arrivare a misurazioni attorno ai 4 metri! Per quanto riguarda gli effetti di questa pianta, possiamo subito dire che la concentrazione di THC si attesta indicativamente attorno al 2%: questo la rende una pianta poco utilizzata in ambito medico, con un utilizzo prevalentemente diurno. L’effetto viene infatti definito più “cerebrale”: la cannabis sativa infatti attiva alcuni ricettori della mente in base alla concentrazione ed alla quantità assunta, che può quindi dare effetti di natura creativa fino ad arrivare a dei veri e propri stati quasi psichedelici (li però significa che ne avete assunta davvero parecchia!).
    Una curiosità: le fibre della cannabis sativa sono state recentemente utilizzate per la produzione di carta. A parità della cellulosa degli alberi, anche quella della cannabis è perfettamente lavorabile per ottenere carta di diversi formati, ma soprattutto l’impatto ambientale è decisamente inferiore a quello per produrre carta dagli alberi: pensate che un albero tagliato impiega in media 10 anni a crescere, la pianta di cannabis solamente uno!
  3. CANNABIS RUDERALIS: inseriamo all’interno di questo elenco anche la cannabis ruderalis, comunemente chiamata canapa russa, ma specifichiamo subito che quest’ultima non è adatta alla produzione di marijuana a causa del suo basso contenuto di THC. Questa pianta, che cresce appunto nella steppa russa, viene principalmente utilizzata per essere unita ad altre piante per aumetarne la robustezza, in quanto questa varietà di cannabis risulta essere molto piccola e caratterizzata da una corteccia legnosa, che la rende appunto piu resistente rispetto ad altri tipi di cannabis. Un’altra grossa particolarità di questo tipo di pianta è che per la fioritura non dipende direttamente dall’esposizione alla luce del sole, ma fiorisce autonomamente dopo un periodo predefinito. Davvero una caratteristica particolare per una pianta di cannabis!

cannabisDopo questa breve ma fondamentale distinzione, passiamo a distinguere i nomi comuni con cui si indicano i diversi tipi di cannabis. Con il termine “marijuana”, si indicano principalmente tutti i tipi di cannabis che contengono percentuali di THC più o meno alte a seconda della varietà. Con il termine “canapa”, invece, si è soliti indicare un ceppo preciso di cannabis sativa che non presenta tracce di THC, ma che invece è ricca di CBD.

Fatta questa precisazione, i diversi tipi di cannabis all’interno delle 3 categorie sopraelencate sono infiniti ed hanno tutti effetti che li differenziano, oltre ad assumere denominazioni particolari e ben precise. Le varietà più famose sono però degli ibridi fra la indica e la sativa: per fare qualche nome, citiamo Gorilla, Amnesia Kush, LA Cheese e Gelato. Ognuno di questi ibridi è derivato dalla combinazione di piante specifiche, con lo scopo di ottenere definite percentuali di THC e CBD nella composizione del prodotto finale.

Ora che ne sapete un po’di piu sui vari dipi di cannabis, voi quale scegliereste?


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